Libri e dintorni

Rosalia Messina

Romano De Marco, ”Lo scopo dello scrivere è essere amati”

Romano De Marco, abruzzese d’origine, ha vinto il premio Lomellina in giallo 2012 con Milano a mano armata (Foschi) e si è classificato secondo al premio Nebbia Gialla 2013 con A casa del diavolo (Fanucci). La sua ultima opera è Io la troverò (Feltrinelli Fox Crime), finalista al Premio Scerbanenco 2014.

 

Romano, al centro della mia attenzione, quando parlo con gli autori, è il percorso − personalissimo e differente per ciascuno − attraverso il quale si arriva a diventare scrittori professionisti (passami il termine; sebbene difficilmente chi scrive narrativa viva di questa passione, in molti casi l’interesse primario è appunto la scrittura e in questo senso parlo, impropriamente, di professionalità). Com’è andata nel tuo caso?

È partito tutto dal mio interesse per la lettura. Nei primi anni Duemila, prima dell’avvento di Facebook e Twitter,  ero co-amministratore di un forum di lettori dove si discuteva di letteratura, si scrivevano recensioni, insomma si condivideva la passione comune per i libri. Fu proprio lì che qualcuno lanciò l’idea di scrivere dei racconti e commentarli fra noi. Partecipai, con molte remore, all’esperimento e il mio racconto fu notato da Raul Montanari (uno dei tanti autori che facevano capolino nel nostro forum, deliziandoci con i loro contributi). Raul, con il quale poi è nata una solida e duratura amicizia,  mi spronò a continuare. Da lì il mio primo romanzo, Ferro e Fuoco, spedito alla Mondadori senza alcuna speranza. Fino a quella telefonata di Sergio Altieri, che al tempo era editor del Giallo e delle altre collane da edicola…

Aggiungo che dall’esperienza di quel forum non fui l’unico autore ad emergere. Cito i miei due amici Mauro Marcialis e Alberto Gherardi. Il primo, soprattutto, è uno stimato autore noir che ha dato prova del suo talento anche in alcuni romanzi storici per Mondadori e Rizzoli. 

 

Ti definiresti un autore di gialli o di noir? E per te è davvero importante tracciare confini precisi fra generi letterari (tutti i generi letterari)? In ogni caso, gli ingredienti delle tue storie sono il mistero, il delitto, l’investigazione. Pensi mai di scrivere un altro tipo di storia?

I miei romanzi possono essere definiti sia gialli che noir. Gialli nell’impostazione strutturata della trama, nella quale cerco sempre di non tralasciare alcun elemento”classico” (indagine, false piste, personaggi di contorno, finale a sorpresa) anche seguendo le classiche venti regole di S.S. Van Dine. Noir nella caratterizzazione dei personaggi che, spesso e volentieri, si muovono al di fuori dagli schemi e sono molto lontani dagli stanchi cliché della narrativa di genere. Altro aspetto “nero” è la mia costante rappresentazione di un percorso catartico attraverso il quale è necessario passare per giungere alla soluzione del mistero. Un percorso spesso doloroso che lascia segni profondi nella psicologia e nella carne dei miei personaggi.

Riguardo alla seconda parte della domanda, io racconto le storie che sento, che mi divertono, che spingono dall’interno della mia testa e del mio cuore per essere raccontate. Non escludo in futuro di scrivere qualcosa al di fuori dal genere, ma il genere mi diverte, mi appaga, non limita affatto la mia eventuale volontà di parlare di argomenti più trasversali come l’amicizia, la paternità, l’amore, la sconfitta.

 

Hai un sogno da scrittore? Per esempio, la realizzazione cinematografica di una tua opera, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente.

Quello è un sogno che tutti gli autori, soprattutto quelli di genere, hanno. Ci sono passato anche abbastanza vicino con il mio primo romanzo (Ferro e fuoco, Giallo Mondadori, 2009) ma grazie a quell’esperienza mi sono reso conto che il mercato italiano della fiction è in mano a pochi monopolisti che, giustamente, vista la limitatezza dei mezzi finanziari, preferiscono andare sul sicuro e affidarsi a “brand” di sicuro successo (come Romanzo Criminale o Gomorra). Non escludo, però, che prima o poi arrivi anche il mio momento. Il sogno più grande, comunque, resta quello di arrivare al maggior numero di lettori. E non certo per motivi economici. Parafrasando la risposta che diede Dario Argento a una intervista di trentacinque anni fa quando, all’uscita del suo “Suspiria” gli chiesero perché faceva tutto ciò, direi che lo scopo dello scrivere, almeno il mio scopo  è “essere amati”.

 

Cosa ami leggere? Ci sono autori e libri che consideri fondamentali nella tua formazione e dai quali magari la tua scrittura è stata influenzata?

Leggo di tutto, soprattutto letteratura contemporanea italiana e classici. Purtroppo, attualmente,  fra impegni di lavoro, scrittura e famiglia, non riesco ad andare oltre i quaranta libri l’anno. Di questi all’incirca una decina sono narrativa di genere, quasi sempre di amici e colleghi che stimo, apprezzo e che ritengo doveroso leggere. Ci sono troppi autori in giro che pretendono di essere letti senza a loro volta leggere le cose degli altri. Giulio Mozzi, in una intervista, li paragonò, giustamente, a persone che pretendono amore senza essere disposti a darne.

Due autori che ritengo fondamentali nella mia formazione (un percorso che tuttora porto avanti con molta umiltà) sono Raul Montanari e Sergio “Alan D.” Altieri. Molto diversi fra loro ma due veri e propri maestri.

 

Ti va di parlare dei progetti letterari che hai in cantiere?

A Gennaio esce una antologia per Calibro nove, una collana dell’editore Novecento (Gruppo Laurana) curata dagli amici Luca Poldelmengo e Andrea Cotti, intitolata Roma a mano armata. Ho partecipato con un racconto che mi ha dato modo di “rispolverare” i personaggi del mio primo romanzo, il capitano dei carabinieri Rinaldo Ferro e il maresciallo Elio Cianfrocca. Nell’estate 2015 (o, al più tardi, in autunno) il mio nuovo romanzo nella collana Narrativa di Feltrinelli. Tornano i protagonisti di Io la troverò, in una storia nera che è un po’ la summa di tutto il mio universo narrativo.

 

Grazie, Romano, per il tuo tempo e le tue risposte.

Grazie a te, è stato un piacere.

Lia Messina

 

3 gennaio 2015

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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