Libri e dintorni

Rosalia Messina

Marinella Fiume: il femminismo, l’impegno politico, la scrittura che scava in profondità, ”verso la profezia e l’utopia”

Marinella Fiume è siciliana. Nata a Noto, vive a Fiumefreddo. Le sue attività sono davvero tante: insegnante, scrittrice, studiosa di storia (in particolare di storia della letteratura), sindaco per due volte di Fiumefreddo, impegnata in importanti iniziative per il contrasto della criminalità organizzata e la riscoperta del valore della legalità.

 

Sono particolarmente contenta di intervistare Marinella Fiume. Innanzitutto, è la prima volta che per l’ultimo nato dei miei blog riesco a intervistare un’autrice, una donna. Per di più, Marinella Fiume è siciliana, di Noto; mi sia consentito esprimere soddisfazione per questa duplice affinità. Altra ragione di particolare entusiasmo è la versatilità di questa autrice. La capacità di utilizzare diversi linguaggi e soprattutto la curiosità che dimostra, avventurandosi in molteplici direzioni, mi affascina. E così, due cose innanzitutto chiedo a Marinella Fiume,  concentrandomi per il momento sulle sue opere, anche se la sua biografia invita a parlare di tanti altri argomenti interessanti: quando e come è nata la tua voglia di scrivere? E tra i tanti generi che hai frequentato (narrativa, aforismi, saggistica) ce n’è uno che ti è più congeniale, che senti più tuo, o sono tutti figli amati allo stesso modo, espressioni diverse ma legate da un comune denominatore − che mi piacerebbe conoscere, se c’è − del tuo mondo interiore e della tua visione delle cose?

I generi, in fondo, sono una vecchia definizione, di uno statuto letterario alla cui elaborazione le donne non hanno partecipato, che hanno subìto perché ne sono state escluse. Perciò ci stanno strette dentro. I generi che le donne frequentano sono molto più contaminati e meno regolamentati. Io racconto, sono una che ama il “cunto”, come Sherazade,  e perciò, anche quando scrivo saggi, in realtà racconto.

 

Le donne sono spesso al centro del tuo interesse. Hai scritto un libro intitolato “Feudo del mare. La stagione delle donne”, sulla tua esperienza di amministratrice, di sindaco della città di Fiumefreddo; hai curato una raccolta di aforismi sulle donne; hai raccontato la storia di Mariannina Coffa, poetessa e patriota siciliana (solo per citare alcune delle opere in cui si ravvisa questa centralità del femminile). Ti sei mai definita una femminista? Ti definisci ancora così? O non ti sei mai curata troppo di definirti, mossa più da una passione che da un’ideologia?

Sono passata attraverso il femminismo e ringrazio Iddio che ci sia stato un movimento di questo tipo perché oggi noi donne saremmo ancora all’età della pietra nel campo dei diritti. Credo che abbiamo spianato tanta strada alle nostre figlie e perciò non mi dispiace affatto avervi partecipato attivamente. Neanche oggi tante istanze movimentiste sono superata perché tanta strada bisogna ancora percorrere nel cammino della democrazia paritaria. Ma la scrittura non si identifica in un’ideologia, anzi ne rifugge, forse perché scava ancora più in profondità, verso la profezia e l’utopia. Parla a tutti, è universale, perciò è inquieta ricerca, analisi profonda, percorso senza arrivo e forse senza meta. Visionarietà.

 

Non possiamo fare a meno di parlare del tuo ultimo libro, “Sicilia esoterica”, del “viaggio iniziatico tra le tenebre dell’isola del sole” che promette il sottotitolo. Io ho iniziato a leggerlo, affascinata dal tema inconsueto. Da cosa nasce questo libro, quale è stata la sua gestazione?

È un libro lungamente incubato ma nato di getto, dalla rabbia delle condizioni attuali della nostra Isola. La Sicilia corre ogni giorno  il rischio di perdere i suoi misteri e tutto ciò che la rende unica e straordinariamente bella. Recuperarli significa rileggere la sua storia,  sforzarsi di conservare la bellezza rimasta, materiale e immateriale, riconciliarsi con la Madre. Oggi, per esempio, la medicina popolare e i riti ancestrali di guarigione possono apparire relitti, ma l’invito a vivere dentro i cicli della natura, a rispettarla, a considerare il nostro organismo un’unità psicofisica, a non consumare ad ogni costo, a mangiare sano, a salvare e ripristinare i semi tradizionali e le biodiversità, a vivere “più lentamente, più soavemente, più profondamente” è un appello che da essa ancora ci può venire.   

Il mio libro è idealmente diviso in tre sezioni: Luoghi, Saperi, Personaggi. Tra questi ultimi ve ne sono alcuni antichissimi: da Ermete Trismegisto a Pitagora a Empedocle, altri scomparsi da pochi anni: come il raccoglitore di tradizioni etnee Santo Calì, o Antonio Nicoloso, che fu per tanti anni la più vecchia guida dell’Etna, o Angelo D’Arrigo, campione del mondo di volo libero ed etologo, che io chiamo “l’uomo uccello” riprendendo il mito di Icaro. Con questi ultimi ho condiviso una preziosa amicizia e  ho avuto il bene di intervistarli lungamente e di apprendere da loro. Come vedi mito e storia si intrecciano, come luoghi saperi personaggi, da qui la complessità dell’Isola, come nel caso delle presunte streghe che tra il Cinque e il Seicento  affollavano le tetre carceri dello Steri a Palermo, sede del Tribunale della Santa Inquisizione siculo-spagnola, provenienti da tutta la Sicilia. In chiave esoterica, l’uomo che cerca la via del proprio cielo interiore è il Pellegrino,  il Viandante, che procede ad Oriente, perché Passato, presente e futuro della vita sono divisi dalla mente dell’uomo ma agiscono all’unisono nella sua coscienza e la influenzano. Una dimensione del tempo che mentre sembra irrazionale si ricollega con la scienza. È questa quella che io definisco materia esoterica. Se assumi questa prospettiva, da un lato nuova, dall’altro antica quanto il mondo, tutta l’essenza dell’Isola è esoterica, come ci suggeriscono i più grandi scrittori siciliani. Dipende dallo sguardo che sai gettare sul mondo. Allenare questo sguardo per me è stato naturale, anche se frutto di un lungo esercizio: devono incontrarsi sensibilità e conoscenza. Ma, se vuoi scoprire le mille “truvatùre” custodite da arcane formule magiche che la Sicilia nasconde, devi soprattutto osare e non fermarti intimidita davanti al pregiudizio, vero ostacolo e limite alla conoscenza. E questo è più facile alle donne farlo.

 

Puoi regalarci due ricordi della tua esperienza di sindaco, il più lieto e il più drammatico? Ed è un’esperienza che rifaresti?

Il più lieto: per le feste dei santi qui si usa fare un’asta di oggetti vari per sostenere le spese dell’organizzazione. Durante una di queste aste, vidi che il banditore metteva all’incanto due colombe molto piccole e per salvarle feci la mia offerta. Ma un signore anziano alzò tanto pur di sottrarmele che, alla fine, per rispetto all’età gliele lasciai. Era il mese di febbraio. La vigilia della Pasqua successiva, mentre ero nel mio ufficio, chiese di essere ricevuto da me quel signore anziano, recava in mano la gabbia con le due colombe cresciute e ben pasciute  che mi aveva soffiato all’asta. Mi fece aprire le finestre e mentre le liberava e le faceva volare disse: “Così regnerà la pace che lei tanto ama”!

Il più drammatico:  un giorno un giovane consigliere comunale venne a trovarmi in ufficio, aperto il balcone della stanza, rimase inorridito nel vedere un oggetto che si trovava sul ballatoio evidentemente lanciato dalla strada. Me lo portò nella scrivania dove sedevo tra le scartoffie… Era una Barbie con i capelli rossi, come i miei, impiccata a una cordicella, con un proiettile in fronte e un sasso in bocca…

 

Del tuo ormai annoso impegno per la legalità cosa ti ha dato maggiore emozione, in positivo o in negativo?

In positivo: la rabbia e l’entusiasmo dei giovani nell’impegno antimafioso all’indomani della strage dei giudici Falcone e Borsellino. In negativo: la persistenza generalizzata della corruzione e del fenomeno del pizzo nel  nostro paese anche in tempo di nera crisi.

 

Progetti per il futuro? Le persone vitali e generose di sé come te hanno sempre gli occhi sul futuro. Cosa immagini e desideri nel tuo?

Il futuro è oggi, io vivo alla giornata, ma le mie giornate sono lunghe e piene, di letture e di scrittura soprattutto, che mi fa sentire viva. Piuttosto che al mio futuro pensiamo a quello dei giovani  ai quali in questo momento è praticamente negato…

 

Grazie, Marinella, per il tuo tempo e le tue risposte.

Rosalia Messina


10 maggio 2014

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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