Libri e dintorni

Rosalia Messina

Lorenzo Marone e gli antieroi non più giovani tentati dalla felicità

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Lorenzo Marone è autore di un libro che sta diventando un caso letterario, La tentazione di essere felici (Longanesi), storia di un ultrasettantenne cinico eppure ancora capace di aprirsi alle relazioni umane con generosità.

 

Lorenzo, per come lo leggo io il suo recente romanzo è un inno al chiaroscuro, a quel miscuglio di egoismo e slancio generoso di cui più o meno tutti siamo capaci. È così che lei vede il protagonista de La tentazione di essere felici, Cesare Annunziata?

È così che vedo gli esseri umani, è così che siamo, un miscuglio, appunto, di sentimenti positivi e negativi, di slanci di generosità ed egoismo fine a se stesso. Cesare è un uomo normale, una persona comune, asociale, un po’ fobica, sola, resa scorbutica dalla vita, ma al contempo, come molti, capace di accendersi come un fiammifero, se stuzzicata. Cesare Annunziata potrebbe essere un qualunque anziano che incontriamo in ascensore, con il viso accigliato e lo sguardo ai piedi, di cui non sappiamo nulla e nulla ci importa. E invece Cesare, e molte di queste solitarie persone che a stento guardiamo, contiene dentro di sé un mondo immenso e ricco di sfumature. Non credo ai superuomini e agli eroi, e Cesare è proprio questo, un antieroe che tenta di fare e di vivere come può, come sa. Come egli stesso dice: non esistono persone più coraggiose di altre, c’è solo chi affronta il dolore quando deve essere affrontato. Ecco, Cesare è uno così.

 

L’amicizia, le relazioni sentimentali, il lavoro, la famiglia: Cesare Annunziata è l’italiano medio, non potrebbe esserlo di più. Secondo lei è proprio questo che lo rende simpatico ai lettori?

Be’, credo che risulti simpatico perché dice quello che pensa e non si conforma agli altri, se ne frega del giudizio della gente. Per certi versi è liberatorio, il lettore può pensare: Sì, bravo, hai fatto proprio bene a dirgliene quattro! La società ci ha insegnato a detestare l’egoismo, cosicché sembra quasi che per volerci bene dobbiamo prima chiedere scusa a qualcuno. È naturale, è sano pensare al proprio benessere; diventa un problema quando per i nostri interessi calpestiamo chi abbiamo intorno. Allora sì è un male. Cesare è uno dei tanti, uno che non ce l’ha fatta a cambiare la sua vita e si arrabatta come può per scansare i rimorsi e vivere al meglio il presente. Uno che cerca di affrontare il dolore del suo essere sensibile col sarcasmo e il cinismo.

 

La sua storia di scrittore come inizia? La scoperta della vocazione letteraria è stata graduale o improvvisa? La voglia di scrivere narrativa deriva in qualche modo dalla formazione forense o è del tutto indipendente da essa?

Inizia come forte lettore. Sin da piccolo, sono abituato a divorare un libro dopo l’altro. Da ragazzo me ne stavo sulla spiaggia a leggere mentre gli amici facevano il bagno e mi prendevano in giro. Sono, perciò, prima lettore che scrittore, come deve essere. Ho iniziato a scrivere non proprio giovane, e poi ho ripreso a farlo da qualche anno, prima racconti e poi romanzi. No, la professione forense non c’entra nulla.

 

Cosa legge? La sua formazione è stata segnata da alcuni autori, da opere che considera fondamentali, senza le quali lei si sentirebbe una persona e uno scrittore diverso?

Per quel che riguarda la scrittura, non c’è un autore o un libro che credo mi abbia guidato, il che significa che ho appreso un po’ da tutto quello che ho letto. Negli ultimi tempi leggo soprattutto autori contemporanei, in genere italiani. A parte Bukowski, non ho scrittori preferiti, ho, come tutti, una serie di libri che mi hanno affascinato, sorpreso, accompagnato durante un particolare momento della mia vita. Faccio solo tre nomi: Se questo è un uomo di Primo Levi, L’isola di Arturo di Elsa Morante e Il resto di niente di Striano. Ah no, non posso non citare anche I pilastri della terra, che ricordo mi tolse il sonno. Non riuscivo a smettere di leggere, come dovrebbe accadere con ogni libro.

 

Grazie, Lorenzo, per il suo tempo e le sue risposte.

 

Lia Messina

 

14 febbraio 2015

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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