Libri e dintorni

Rosalia Messina

Francesco Muzzopappa, scrittore con la passione per il grottesco e l’umorismo caustico

Francesco Muzzopappa, pubblicitario, ha esordito con il romanzo Una posizione scomoda (Fazi, 2013). Nel 2014, con lo stesso editore, ha pubblicato Affari di famiglia.

 

Francesco, ti consideri un autore umoristico? O pensi che la letteratura è letteratura e basta, che i generi sono inutili ingabbiamenti?

Essere considerato un autore umoristico mi piace, ma non vorrei vivere sotto etichetta. Il mio primo (primissimo) racconto pubblicato anni fa all’interno di una rivista letteraria era scandito da possenti toni drammatici che ora non mi rappresentano più in toto. Questo non esclude che tra qualche tempo possa ritornare sui miei passi. Per ora mi godo il percorso, curioso di capire dove mi porterà.

 

Come sei arrivato al tuo primo libro? Pensavi da sempre che prima o poi sarebbe accaduto o la vocazione è arrivata in età matura?

Scrivo in maniera assidua e continua dal 2007, e con “assidua e continua” intendo dire ogni santo giorno per almeno tre ore. Ho una laurea in lingue, per cui parto avvantaggiato, avendo studiato, spolpato e analizzato negli anni molti classici inglesi, americani, spagnoli, sudamericani e sudafricani. Ci ho messo però del tempo per arrivare a riconoscere e affinare uno stile completamente mio, un frullatore di tutto ciò che negli anni mi ha appassionato, e parlo in prevalenza di quella letteratura vitale mai ripiegata su manierismi di prosa poetica ma sempre ricca di sperimentazioni non solo linguistiche ma anche di plot. Le mie letture più recenti e la passione per il grottesco, la satira e l’umorismo caustico di impronta ebraica hanno fatto il resto. La prima vera grande occasione è scaturita da una intuizione che pensavo di mettere a fuoco per una rubrica di satira su una nota rivista musicale. La cosa è poi naufragata miseramente lasciandomi in eredità parecchio materiale incandescente che non sapevo come utilizzare. Da lì, e da qualche mese di lavoro, è nato il mio primo romanzo Una posizione scomoda, pubblicato nel 2013.

Ho frequentato lo scientifico, per cui 2013 – 2007 = 6 anni di attesa.

 

Come definiresti la scrittura, o meglio il posto che ha la scrittura nella tua vita?

Mi ritengo una persona fortunata. Riesco a dedicarmi sul serio a una passione che mi diverte. Sono libero di scrivere esperimenti surreali e nonsense come Fiabe brevi che finiscono malissimo,  dedicarmi a progetti più lunghi e articolati come i miei romanzi, concedermi delle parentesi fulminee per i miei racconti.

Rinuncio al sonno per scrivere.  Basta questo aspetto, forse, a descrivere la mia dedizione.

 

C’è un’opera letteraria che ha segnato la tua vita?

Le opere di Ford Madox Ford, lette in lingua originale all’università. Una tragedia dopo l’altra, la scomparsa della mia libido letteraria. È stato lì che ho deciso di cercare opere che mi appassionassero davvero, incontrando forunatamente un pazzo vero come Swift. Dopo A Modest Proposal tutto è cambiato. Di colpo grandi classici del 1900 apparivano vecchi e superati, bruciati, asfaltati da quel genio nato nel 1600.

La morale? Molti autori contemporanei sono più anziani dei morti.

 

Cosa ti piace leggere? Hai un autore di culto?

Ne ho molti. Sam Lipsyte, David Sedaris, Moore e Keret. Wodehouse, ovviamente, Sharpe (i cui lavori sono introvabili, ormai), Andy Riley e i suoi coniglietti suicidi, Karl Valentin, Daniil Charms, Gogol. Ma stimo anche il lavoro di scrittura surreale sia teatrale che televisiva dei Monty Python e l’umorismo caustico di Tina Fey, che studio continuamente.

E poi, certo, ho adorato Jane Eyre delle Brontë, un personaggio pazzesco, e ancora Tess di Hardy e Becquer, Delibes e Pessoa, Nathanael West, tutto lo scenario di Under Milk Wood di Dylan Thomas e in parte Samuel Beckett, quando non esagerava con tutto quel rotten gorgonzola.

 

A cosa stai lavorando adesso?

Da qualche settimana sto lavorando al mio terzo romanzo, che uscirà, di questo passo, tra un centinaio di anni. Dovrei smettere di fare quelle cose inutili come dormire, mangiare, avere una vita sociale e uscire di casa.

 

Grazie per il tuo tempo e le tue risposte.

Grazie a te!

Lia Messina

 

10 gennaio 2015

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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