Libri e dintorni

Rosalia Messina

Cristian Borghetti, scrittore eroicamente naïf che scrive con l’inchiostro dell’innamoramento

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Cristian Borghetti, nato a Lecco nel 1970, è autore di Ora di vetro (Montedit, 2006) e Tre volte all’inferno (Perdisa Pop, 2011).

 

Ho scoperto, documentandomi su Cristian Borghetti, che abbiamo in comune la pubblicazione di un microracconto nella medesima antologia (365 storie cattive, Onlus A.I.S.E.A.). Gli chiedo quale delle sue opere è stata la prima a essere pubblicata e se allora pensava già di voler fare, da grande, lo scrittore. E se ha mai esplorato dimensioni narrative diverse dal gotico e dall’horror.

Ho cominciato a scrivere i primi versi a dodici anni, poi ho continuato. Mia madre mi regalava tanti libri, è da lei che ho ereditato la passione per la lettura; da lì alla scrittura il passo è stato breve.

Per Cristian, scrivere è una necessità. Detto questo, ho sempre sognato di lasciare un segno del mio passaggio scrivendo. Non ho mai frequentato una scuola di scrittura, ma mi sono applicato moltissimo, e continuo a farlo. Seguo le direttive e i consigli del mio editor, anche se non sempre è facile per me.

Ho esplorato, sì, ho scritto horror e gotico; poesie d’amore romantico–decadenti, versi; articoli; interviste; qualche inedito per bambini. Scrivere è un mondo senza confini.

La prima opera è stata Ora di vetro che poi ha dato il via a tutto il seguito: La mano sinistra del diavolo e Gideon il pellicano di Londra, con ciascuno dei quali ho partecipato all’Horror Polidori  e che sono stati pubblicati nelle antologie del premio. Poi ho scritto un racconto che uscirà in un progetto horror a breve; altri racconti brevi per altre raccolte e il romanzo che sarà pubblicato tra poco, ambientato nella belle époque.

 

Cristian, nel profilo che di te stesso tracci nei blog ti definisci “eroicamente naif”. Come vive uno scrittore eroicamente naïf?

Con la penna sempre tra le dita… Eroicamente naïf è la definizione che di me dà il mio editor.

Scrivo spesso di notte. Ma anche di giorno, ovunque, a qualunque ora. Mi viene un’idea e la scrivo, un titolo, una trama, un verso.

Mi piace ricordare una frase del film L’attimo fuggente, in cui il prof. Keating diceva che la poesia è nata allo scopo di conquistare le donne. È sacrosanto e vero, e funziona, ma non è una cosa da latin lover, è una questione privata tra il poeta e la sua musa. Così è per me: quando scrivo una poesia o un verso, un racconto, un romanzo, la mia musa è la fonte di tutto. Sono innamorato, e  questo è l’inchiostro con cui scrivo.

 

La misura delle tue storie è decisamente breve e, come sappiamo, in Italia il racconto (sia pure lungo) non è particolarmente apprezzato (e c’è da chiedersi perché un popolo di scarse letture sia attratto prevalentemente da lunghe storie). Nell’ultimo film di Pupi Avati, Un ragazzo d’oro, Riccardo Scamarcio incarna un giovane scrittore che si vede rifiutare una raccolta di racconti con la solita sequela di luoghi comuni sul romanzo. Com’è stato il tuo rapporto con gli editori?

Un rapporto semplice e difficile: l’editore ti pubblica, ma sono i lettori che ti scelgono.

A vent’anni ho scritto i racconti di Ora di vetro che ho tenuto nel cassetto per anni, fino a quando nel 2006 ho cercato un editore. Non conoscevo niente del mondo editoriale, così mi sono mosso con basso profilo. Ora di vetro ha subito interessato alcuni editor, tra cui Altieri e Luigi Bernardi. Tre volte all’inferno è stato l’ultimo libro firmato da Luigi.

Scrivere un romanzo non è come scrivere un racconto, un romanzo richiede una disciplina e una costanza non indifferenti; certo, anche un racconto, ma è un piano diverso.

 

A tutti gli autori chiedo che tipo di lettori siano. Cosa ami leggere?

Amo leggere  ciò che mi sconvolge, per esempio Da Cristo in giù è tutta pianura (Nietzsche).

 

Progetti letterari? Opere in corso di stesura?

Un romanzo che lascerà un segno…

 

Grazie, Cristian, per il tuo tempo e le tue risposte. E per la tua romantica autobiografia condensata.

Grazie a te, Ros, e ai lettori. Chiudo dicendo che è stato un onore essere incluso nelle 365 storie cattive, dove mi hai scovato. Vi aspetto su Facebook, Twitter.

 

Lia Messina

 

20 dicembre 2014

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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