Libri e dintorni

Rosalia Messina

Conversazione con Elda Lanza

Conversazione con Elda Lanza

Elda Lanza è giornalista e scrittrice. È stata la prima presentatrice della televisione italiana. Per Salani ha pubblicato dal 2012 in poi i gialli Niente lacrime per la signorina Olga (2012), Il matto affogato (2013), Il venditore di cappelli (2014), La bambina che non sapeva piangere (2015), La cliente sconosciuta (2015) e Uno stupido errore (2016).

 

Signora Lanza, la sua lunga e interessante storia merita di essere raccontata da lei, dagli albori della televisione in Italia a questa recente produzione letteraria, sulla quale la pregherei di soffermarsi spiegando ai lettori se ha rielaborato negli ultimi quattro anni manoscritti che già teneva, come si usa dire, nel cassetto, oppure se l’ispirazione è solo recente.

Non avevo storie nel cassetto e neppure nella testa. Ero molto impegnata con il mio lavoro – meglio sarebbe dire i miei lavori, giornalista, consulente di comunicazione d’impresa, autrice e presentatrice TV/RAI, insegnante di storia del costume, viaggiatrice – per passione e per lavoro. Quando ho iniziato Niente lacrime per la signorina Olga non sapevo che cosa stavo scrivendo, è stato l’amico Mariano Sabatini che leggendolo mi ha svelato di aver scritto un giallo, un genere che per altro io non avevo mai letto.

Max Gilardi, l’avvocato che lei ha inventato, ha un interessante percorso personale che si snoda fra Milano e Napoli, città che rappresentano due volti dell’Italia diversi, se non antitetici. E la stessa Napoli ha un duplice volto. Insomma, la storia gialla, nei suoi romanzi, non è tutto…

La ringrazio, lei mi dà l’occasione di ripetere un concetto al quale sono molto legata: io scrivo storie che somigliano alla vita – il morto è l’occasione di raccontarle. Nella signorina Olga c’era questo racconto di condominio, di mezze figure e grandi storie private che mi sono sembrate  interessantissime un affresco. Nel Matto affogato, una Napoli  spietata e una bella figura di donna che ho voluto raccontare, Franca Chiappone – una madre disposta a tutto, pur di salvare l’onore del figlio. Nel Venditore di cappelli, un’altra figura femminile molto intrigante, Ermeline, e Max Gilardi messo di fronte alla scelta tra la propria coscienza, come avvocato, e una passione travolgente, come uomo. La bambina che non sapeva piangere conclude la storia privata di Max Gilardi, uomo. Come Ulisse, finalmente torna a casa e la sua Itaca si chiama Olga – e sarà l’amore per tutta la vita. Oltre a questo lungo racconto intorno alla vita di Max Gilardi, sono già usciti due casi che riguardano soltanto il suo lavoro: La cliente sconosciuta e, ultimo, Uno stupido errore. Ne Lo stupido errore io pongo una domanda inquietante: la giustizia è perfetta?

Come lettrice ha una predilezione per i gialli?

Assolutamente, no. Non ne avevo mai letti prima di iniziare a scriverne, per altro senza sapere che la Signorina Olga sarebbe stato un giallo. Ora, quasi per dovere, mi sono aggiornata sui migliori. E ho finito. Sto rileggendo vecchi amori, disordinatamente ma ritrovando la gioia di quella prima volta. E aspetto con ansia un libro che mi riconcili con la lettura; io sono stata considerata una lettrice bulimica, oggi sono più esigente.

È stata paragonata ad Andrea Camilleri. Le sembra un paragone calzante?

Non credo che Marco Vichi, amico carissimo, volesse paragonarmi ad Andrea Camilleri, con quella frase deliziosa della fascetta. Siamo due autori… in età, lui siciliano e io di origine siciliana, mia madre è nata come lui a Portempedocle, tutti e due, in settori diversi, abbiamo lavorato in RAI… molte affinità. Ma io mi inchino al Maestro.

A cosa sta lavorando adesso?

Un segreto che spero di poter rivelare presto: a un libro che racconta, sul doppio binario dell’educazione e del galateo – che come sanno in molti ma non tutti, non sono la stessa cosa: il galateo è un comodo distillato sociale che si esprime per codici, l’educazione attiene al carattere, ai sentimenti, all’empatia – una storia del tovagliolo, dalle tavole del Medioevo ai nostri giorni, ma che riguarda gli individui, il lavoro, la vita sociale, l’amore e, naturalmente, la tavola. Un buon lavoro, persino divertente. Inoltre sto correggendo due romanzi, che non sono né gialli né neri, pur di tinte forti, che usciranno spero il prossimo anno. Poi… beh, qualcosa vorrei raccontargliela una prossima volta.

Grazie, signora Lanza, per il suo tempo e le sue risposte.

 

Lia Messina

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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