Libri e dintorni

Rosalia Messina

Conversazione con Diego Di Dio

Conversazione con Diego Di Dio

Diego Di Dio è autore di saggi e di numerosi racconti (noir, horror, fantascienza e mainstream) pubblicati con varie case editrici. Ha vinto il premio Mario Casacci (Orme Gialle) 2011 con il racconto noir La signora, l’edizione di maggio del premio Nero Lab 2012 con il racconto Troppo bella, il premio Writers Magazine Italia 2013 con il racconto C’è ancora tempo, e il Nero Premio, con il racconto Il Coltellaio. Ha lavorato come editor e gestisce un’agenzia letteraria, Saper scrivere.


Ciao, Diego, la tua passione per la lettura e la scrittura si è incanalata in diverse direzioni. Vuoi parlarne raccontandoci il tuo percorso dal primo racconto scritto all’idea di vivere in qualche modo di letteratura? Quali sono stati i passi della tua formazione?

Ciao.

Be’, guarda, ho cominciato a scrivere fumetti e racconti quando avevo sette anni: disegnavo improbabili storie di Batman, Superman o supereroi di mia invenzione. Poi col tempo questa passione si è incanalata verso la narrativa, soprattutto di genere. E a ciò si è aggiunta la mia passione per l’editoria, che nasce proprio dal mio amore per la parola scritta e per tutto ciò che la riguarda.

In conclusione? Io vivo per le parole, e per le storie: le voglio scrivere, le voglio leggere, le voglio correggere, le voglio diffondere. Le parole sono un miracolo, le storie una forma di telepatia.

 

Saper scrivere è una tua creatura. Com’è nata, in cosa consiste, chi collabora con te?

Saper Scrivere (saperscrivere.com, pagina Facebook Saper Scrivere) è un portale di servizi editoriali che nasce dall’esigenza di supportare i numerosi autori esordienti del nostro paese.

Lo sai che in Italia ci sono quasi quattro milioni di aspiranti scrittori? Metà di questi non sanno cosa sia un editing, cosa sia una correzione di bozza, cosa significhi fare il redattore editoriale, come lavori un ufficio stampa. Ho creato Saper Scrivere nel febbraio del 2015, subito dopo aver finito il mio corso da redattore. Adesso ci lavoriamo in sei e svolgiamo lavoro editoriale a trecentosessanta gradi. Gli autori che si rivolgono a noi sono sempre più numerosi e alcuni di questi, con nostra grande soddisfazione, sono approdati ai massimi livelli editoriali.

 

Scrittori, editori, agenti letterari. Vuoi dirci il tuo punto di vista sulle dibattute questioni della difficoltà di essere pubblicati e, dopo essere stati pubblicati, di essere letti da un numero significativo di lettori?

Domanda difficile.

L’Italia, da questo punto di vista, è una giungla. Ti fornisco qualche dato: ci sono 4 milioni di aspiranti scrittori, oltre 4000 editori ufficialmente registrati, escono centinaia di libri al giorno, e la maggior parte di questi vende a stento 50 copie. D’altro canto, siamo il fanalino di coda europeo in quanto a lettura. L’Italia non legge, questo si sa da decenni: siamo il peggior paese di lettori in UE. Conclusione?

Siamo un popolo di aspiranti scrittori, improvvisati editori e pessimi lettori. Emergere è molto difficile, vivere di scrittura quasi impossibile. Siamo in una Sodoma di autori e figure editoriali in cui è difficile muoversi, quasi impossibile affermarsi, una chimera vivere di scrittura o di editoria.

 

Continui a scrivere, naturalmente, e prediligi la dimensione narrativa del racconto, che pure io amo molto. Vogliamo accennare a quest’altro dibattito, che in realtà è più un inseguirsi di “si dice”, cioè si dice che in Italia si legge poco in generale e i racconti, poi, non ne parliamo, non li vuole nessuno e che per questo gli editori li disdegnano. Qual è la tua opinione di addetto ai lavori?

In Italia si legge pochissimo, questo lo sappiamo tutti.

Ma, non so perché, nello scarso bacino di lettori del nostro paese, il romanzo impera sui racconti. Eppure nel mercato anglosassone non è così. In USA e nel Regno Unito le raccolte di racconti sono acquistate e lette, mentre qui, nel nostro paese, se pubblichi racconti hai una sola possibilità di vendere e farti leggere: chiamarti Stephen King. Perché? Non ti so rispondere. Forse è nell’indole dell’italiano, che in media è uno scarso lettore, la tendenza ad appassionarsi a storie più lunghe e articolate, e quella di disdegnare narrazioni più brevi, più immediate. Inutile dire che non sono d’accordo: adoro il racconto e penso che, per molti aspetti, possa essere anche superiore al romanzo.

 

E due parole su “cartaceo o digitale” vogliamo dirle? Che ne pensi degli strenui difensori del profumo della carta? È davvero necessario schierarsi e prendere partito?

Non è necessario, anzi la considero una perdita di tempo. Io preferisco il cartaceo, ma ho anche un Kobo col quale leggere libri che considero meno importanti, e per i quali non vorrei occupare altro spazio della mia casa, già sommersa dai libri. Contrariamente a me, c’è chi legge solo digitale, e chi non sa cosa sia un e-Reader. Non importa. I gusti sono gusti. L’importante è che si legga.

 

E adesso un flash su Diego Di Dio lettore: so che leggi di tutto e che collezioni fumetti, ma in questo momento cosa stai leggendo? Qual è l’ultimo libro che ti ha appassionato?

In questo momento sto leggendo La ballata di Mila di Matteo Strukul, e ho appena finito La collera di Napoli, bellissimo giallo di Diego Lama. Quest’anno, peraltro, ho potuto apprezzare due geni della narrativa italiana: Tullio Avoledo e Samuel Marolla. Adoro la loro mentalità contorta, il loro scrivere fuori dagli schemi, la loro – passami il termine – follia creativa.

Ho deciso, per il futuro, di ampliare i miei orizzonti di lettore, e di leggere più mainstream e più saggi (non si può vivere di soli thriller e horror).

 

Leggeremo presto qualcosa di tuo? A cosa stai lavorando?

Spero di sì. Ho da poco finito il mio romanzo noir, che sta cercando editore e, per il momento, continuo a scrivere racconti. Ho in programma, però, di rimettermi a lavorare su un romanzo a breve: c’è la storia di uno scrittore che voglio proprio raccontare.

 

Grazie, Diego, per il tuo tempo e le tue risposte.

Grazie infinite a te, Rosalia. Un abbraccio virtuale.

 

Colgo l’occasione per salutare i lettori di questa rubrica e per augurare loro buona estate e buone letture. La parola all’autore, che nel frattempo ha allargato i suoi orizzonti e ha dato la parola anche a editori ed editor (e non finisce qui, poiché altre novità sono in arrivo) riaprirà i battenti nella seconda metà di agosto. Ciao a tutti!

 

Lia Messina

 

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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