Libri e dintorni

Rosalia Messina

Conversazione con Michele Lupo

Conversazione con Michele Lupo

Michele Lupo, nato a Buenos Aires, vive e lavora a Tivoli. Ha scritto il romanzo L’onda sulla pellicola (Besa Editrice), la raccolta di racconti I fuoriusciti (Stilo Editrice), il romanzo in ebook Il ritmo dell’architetto (Lite Editions). La sua ultima opera è Io sono la montagna (Epika Edizioni).

 

Michele, ho trovato molto interessante la scelta di “far parlare” il protagonista del tuo romanzo Io sono la montagna in un flusso continuo di pensieri, un monologo che nella mente di quest’uomo complicato ha un’interlocutrice, Vera. Per quali ragioni hai optato per una scrittura senza dialoghi, senza cambio di punti di vista? Hai raggiunto il risultato che ti proponevi?

Mettere in primo piano anche Vera avrebbe snaturato il libro; sarebbe stata un’altra storia. Non priva di interesse probabilmente, ma a me interessava fare un viaggio nella mente del protagonista – e avrai notato che l’uomo ha già il suo bel daffare con le voci che dice di sentire fra sé e sé. Un monologo sì, ma la testa di un uomo del genere è molto affollata di suo.

 

 

Troverei riduttivo dire che Io sono la montagna è un libro sull’immigrazione clandestina, data la vita complessa del protagonista, però non si tratta neppure di un tema marginale. Ti faccio una domanda apparentemente semplice: tu cosa volevi raccontare? Perché un personaggio come il protagonista (del quale solo all’ultima pagina apprendiamo il nome), che ama credersi roccioso e forte (montagna, appunto), mi sembra capace di prendere la mano all’autore, di imporre la sua verità rispetto al progetto iniziale… Com’è andata, in realtà?

La verità è che è passato troppo tempo da quando è arrivata l’immagine iniziale. Del come quindi non ne so più granché ma, se è vero come noti che non si tratta di una storia sui migranti, ho visto (o sentito la voce di) uno sbandato in fuga dalla vita (e con una storia alle spalle interessante, peraltro emigrato a sua volta dall’Italia molti anni prima) alle prese con disperati in condizioni più drammatiche delle sue. Dovevo farlo emergere sovrapponendomi il meno possibile, stando attento al suo tono – punto decisivo – e snaturarlo il meno possibile. Naturalmente, tutto questo non può essere naïf. Se ci sono riuscito, è andata bene.

 

 

Una cosa che ho pure apprezzato molto è la dimensione della narrazione, tra racconto lungo e romanzo breve. Dimensione non frequente e non troppo amata dall’editore italico medio, che vuole il romanzone e se non è possibile il romanzo di almeno duecentocinquanta pagine.

Una misura inconsueta, è vero. Io sono la montagna nasce come un racconto, con le varie stesure poi ha preso le dimensioni definitive, di un romanzo breve se vuoi, prescindendo da considerazioni editoriali.

 

Michele, hai scritto diverse opere in una dozzina d’anni. E hai pubblicato con diversi editori. Qualche riflessione sull’editoria italiana e sulla difficoltà di essere pubblicati e soprattutto letti? A te com’è andata, qual è la tua storia di scrittore in cerca di editore?

Tragicomica. Non più dell’editoria italiana comunque. Che, come la politica, meglio del paese non è.

 

Ho letto in giro per il web alcune tue recensioni. Cosa è venuto prima, in ordine di tempo: parlare delle opere lette o scrivere?

La seconda – fatta eccezione per un saggio accademico sul Decameron.

 

Immancabile, nelle mie conversazioni con gli autori, la domanda sulle letture. Che lettore è Michele Lupo? Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo che ti ha appassionato?

Disordinato, discontinuo e in certi periodi bulimico. Per lo più ne leggo tre o quattro per volta. Ora fra altre cose sto rileggendo Anna Karenina. Le pagine in cui il marito corre a Pietroburgo da lei che ha appena partorito il figlio di un altro valgono la letteratura mondiale degli ultimi trent’anni. Fatto salvo che abbiamo in vita grandissimi come Martin Amis, Philip Roth, Philippe Forest che non mi stanco di leggere. In Italia, fra i vivi, scrittori che mi tolgano il sonno nessuno (a parte il Busi migliore). E poi Michele Mari, Paolo Del Colle, Claudio Morandini.

 

Progetti letterari in cantiere?

Scrivere solo se necessario.

 

 

Grazie, Michele, per il tuo tempo e le tue risposte.

A te.

 

Rosalia Messina

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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