Libri e dintorni

Rosalia Messina

Conversazione con il poliedrico Pasquale Capraro

Conversazione con il poliedrico Pasquale Capraro

Pasquale Capraro è cantante, pittore e autore di narrativa. La sua ultima opera, Garden Village (Edizioni Cinquemarzo), è un romanzo fantastico e umoristico.

 

Ciao, Pasquale. La prima, banalissima domanda che voglio farti riguarda la scoperta del piacere di scrivere. Non è detto che da questo piacere si passi poi alla pubblicazione, alla ricerca, quindi, di una platea vasta di lettori. Vuoi raccontare ai lettori di Libreriamo il tuo percorso, dai primi tentativi alla pubblicazione?

Terminati gli studi all’Accademia delle belle arti, dipingevo, o almeno cercavo di creare alcune illustrazioni. Mi sono reso conto che lo spazio per esprimere le mie emozioni era limitato alla superficie da riempire e ho iniziato a scrivere sulla tela, ma anche questo non era sufficiente. La mia pittura sembrava statica; le opere mi apparivano mute. Ho preso un foglio, ho iniziato a scrivere e ho capito che quello era il giusto modo per esprimere la mia interiorità artistica. Ho iniziato a comporre poesie a tredici anni; dopo l’adolescenza ho partecipato ad alcuni concorsi letterari, poi ho capito che anche la poesia mi era stretta e ho provato a scrivere il mio primo romanzo che, dopo vari tentativi, è stato pubblicato (Rose del Sud, Edizioni del Grifo 1995). Ho continuato con la narrativa con Il bacio della sirena (giallo sentimentale), Il tessitore di stelle (fantasy thriller), Garden Village (umoristico) editi da Edizioni Cinquemarzo e due piccoli racconti: Luna Piena e Un saggio consiglio; infine, l’ultimo romanzo: Di fiato d’amore e vento, che uscirà in primavera, sempre con Cinquemarzo. Per me scrivere è come fumare: fa male ma mi fa sentire meglio. È una sorta di dipendenza, una catarsi; qualcosa di cui non riesco a fare a meno. A pensarci bene, mi sento come un ragno quando tesse la tela, con ordine e precisione. Nessuno glielo ha insegnato, ma sa che deve fare così.

 

In che senso scrivere fa male?

Scrivere fa male perché concedo poco spazio alla mia famiglia. Non ci sono per loro. Sono concentrato nel portare avanti una storia. È come vivere in un’altra dimensione. E questo fa un po’ soffrire chi ti è vicino.

 

Hai coltivato generi letterari diversi: il giallo, il fantasy thriller, i racconti brevi. È l’espressione di un’irrequietezza di fondo, di una curiosità che ti spinge a sperimentare il nuovo?

No, è una questione di ispirazione, per esprimere al meglio questa sensazione posso citare un giovane autore: Nicolas Barreau che, a proposito di scrittori fa una distinzione: «e poi ci sono quelli che potrebbero essere definiti gli scrittori impressionisti… La loro dote consiste nel trovare storie. Osservano ciò che succede intorno a loro e raccolgono situazioni, stati d’animo e singole scene, come ciliegie da un albero, istantanee che nascondono storie; immagini che si trasformano in racconto.» A me succede questo: cerco di comunicare attraverso una forma e, se questo arriva a colpire il pubblico, capisco di aver realizzato una bella opera… forse un’opera d’arte.

 

E come lettore sei altrettanto eclettico o prediligi uno o alcuni generi? Cosa stai leggendo in questo momento?

Sì, secondo l’umore del momento salto da un genere all’altro, seguendo l’ispirazione. Ho appena finito di leggere Una lacrima color turchese di Mario Corona, un bel racconto sul Natale.

 

Garden Village sta per andare in scena a teatro. Un’esperienza emozionante, immagino. Vuoi parlare di questa tua opera e della sua trasposizione teatrale?

La Cooperativa Sociale -29nove- di Cutrofiano, in provincia di Lecce, che si occupa di produzioni artistiche ed eventi, dopo aver letto il testo, mi ha proposto l’adattamento teatrale con la compagnia P.Etra – artigiani del ciel sereno. Così, nella prossima primavera, Garden Village andrà in scena.

Non nascondo il mio entusiasmo e la curiosità di osservare, da spettatore, un mio lavoro portato sul palco. Mi auguro e mi aspetto che ironia e umorismo del testo contagino gli spettatori con le battute esilaranti, come nelle serate organizzate per la presentazione del libro.

 

A cosa stai lavorando adesso?

Ho cominciato a scrivere, dietro commissione, una nuova commedia; ho presentato e fatto leggere la trama, per meglio ordire le storie dei personaggi. È piaciuta molto. Mi resta solo da imbastire i dialoghi e definire le location delle diverse scene. Questo nuovo lavoro è una nuova sfida: nella stesura le emozioni possono solo essere suggerite agli attori, spetterà alla loro bravura interpretativa riuscire a farle proprie, interpretarle e trasmetterle. Sono convinto che la compagnia che lo porterà in scena sarà all’altezza della circostanza.

 

Grazie, Pasquale, per il tuo tempo e le tue risposte.

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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