Libri e dintorni

Rosalia Messina

Conversazione con Angelo Campanella, autore del romanzo ”Come gabbiani sull’acqua”, dedicato ai suoi alunni di Lampedusa

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Angelo Campanella, siciliano, insegnante nei licei statali, scrive testi teatrali, narrativa e saggistica. Con il romanzo Come gabbiani sull’acqua. Lampedusa tra due mondi (Estero Edizioni, 2014) ha vinto il premio speciale narrativa “Ignazio Buttitta” del 2014.

 

Angelo, una domanda sulla tua vocazione letteraria è d’obbligo. Da quanto tempo meditavi di scrivere un romanzo? Cosa ti ha spinto a cimentarti con un tema difficile come quello dell’immigrazione?

La scrittura è la mia passione da sempre, ma l’idea di Come gabbiani sull’acqua è nata dalla mia esperienza di vita a Lampedusa, dove ho lavorato per due anni. Lampedusa è un microcosmo nel quale tutte le emozioni si amplificano, vivere su un’isola tanto piccola e distante modifica persino la percezione del reale, invita a seguire ritmi nuovi, a scoprire la dimensione della lentezza e della profondità. Ho trovato stimolante fin da subito questa nuova dimensione, poi il 3 ottobre 2013 mi sono trovato di fronte alla tragedia dei migranti. La scrittura è stata allora una maniera per elaborare il lutto, la successiva pubblicazione un dovere civico. Ritengo che la narrativa possa stimolare le coscienze, invitare all’approfondimento.

 

La tragedia dei morti di Lampedusa si intreccia alle inquietudini degli adolescenti lampedusani. Immagino che la tua esperienza di docente ti abbia fornito spunti per la descrizione delle dinamiche tipiche di quell’età.

Certamente. Questo libro è dedicato ai miei alunni di Lampedusa, perché ho imparato molto da loro. In generale gli insegnanti imparano dai propri alunni almeno tanto quanto riescono a trasmettere loro. L’apprendimento non è mai un travaso di conoscenze, ma uno scambio. Insegno nei licei e la lezione più proficua che continuo ad apprendere dai miei allievi è l’onestà intellettuale, che fino all’adolescenza è connaturata, poi scompare per vari motivi. Un adulto deve faticare molto per mantenersi onesto intellettualmente, invece un ragazzo lo fa senza fatica, con naturalezza, perché non è condizionato da interessi privati. Ai ragazzi non si può mentire né con le parole né con le azioni, sono capaci di vedere le cose così come esse sono, non le modificano in base alla convenienza del momento. Gli adolescenti di Lampedusa vivono le emozioni di tutti gli adolescenti del mondo, ma in più subiscono l’onere di dovere elaborare un lutto di dimensione sociale. Il 3 ottobre, di fronte a una tragedia immane, di fronte alle centinaia di cadaveri allineati nell’hangar, di fronte all’immagine della propria terra, della propria casa violata dai riflettori delle televisioni, gli adolescenti di Lampedusa sono di colpo diventati adulti e si sono chiusi in un silenzio luttuoso che non ammette buonismi né speculazioni politiche. Per gli adolescenti di Lampedusa il tre ottobre non è una notizia o una data per la commemorazione, ma il giorno di un lutto che supera per proporzione ogni aspettativa. I ragazzi di Lampedusa sanno che il mare è fonte di vita e dà talvolta anche la morte, ma il 3 ottobre la tragedia ha assunto delle proporzioni tali da innescare una crisi psicologica collettiva, se così si può dire.

 

Hai avuto modo di presentare il tuo libro nelle scuole. Che tipo di curiosità ha suscitato questa tematica nel pubblico studentesco? Come è avvertito il problema dei migranti nelle regioni lontane da Lampedusa?

Incontrare gli studenti è per me sempre un’esperienza interessante. Ho notato in particolare che i ragazzi sentono l’esigenza di capire alcuni concetti chiave sul tema dell’immigrazione, perché i mezzi di informazione non forniscono risposte chiare. I ragazzi si informano guardando la TV o leggendo commenti e slogan sui social, ma spesso non hanno gli strumenti per filtrare tutto il materiale che li raggiunge disordinatamente. Sentono il vicino di casa imprecare perché lo Stato dà trentacinque euro al migrante, sentono il politico che si lamenta perché c’è la disoccupazione, sentono la mamma preoccuparsi perché i migranti sono delinquenti liberi per le strade. Dobbiamo chiederci se i ragazzi abbiano i mezzi per verificare il grado di veridicità di queste paure e di questi slogan. Il compito della scuola è fornire dati reali e chiari, chiavi per un’interpretazione onesta della realtà. Allora i ragazzi scoprono che nessun migrante riceve in mano trentacinque euro al giorno, che non è vero che i migranti sono delinquenti sguinzagliati per le strade, che la disoccupazione non è una parola da pronunciare con disinvoltura tutte le volte che genericamente ci si debba lamentare, ma ha un significato preciso, ha delle cause sia sociali sia personali del singolo. Quello dell’immigrazione è un tema complesso, che si raccorda con tante altre tematiche, per cui i ragazzi chiedono di capire. Ho notato che questa caratteristica è comune a tutti, al di là della città o della regione. Ho incontrato studenti in Toscana e mi hanno rivolto le stesse domande degli studenti di Agrigento o di Gela. Non c’è differenza rispetto agli studenti di Lampedusa, se non per il fatto che i Lampedusani percepiscono il tema dell’immigrazione come un fatto proprio, che li riguarda, invece chi vive sulla “terraferma” considera l’immigrazione un argomento sul quale riflettere o una notizia da commentare.

  

Lavori a qualche altra opera di narrativa, al momento?

Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo. In realtà ci lavoro già da diversi anni, ma l’ho interrotto più volte per portare a termine altri progetti. Ora forse è il momento di completare questo. Si tratta di un testo che affronta un tema sociale molto delicato a partire da un caso di cronaca. Vedremo.

 

Grazie, Angelo, per il tuo tempo e le tue risposte.

 
15 agosto 2015

 
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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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