Libri e dintorni

Rosalia Messina

Chiara Giunta, la felicità di scrivere e la Sicilia degli anni Sessanta dalla parte delle donne

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Chiara Aurora Giunta, siciliana che vive e lavora a Milano, scrive narrativa e saggistica. Il suo ultimo romanzo si intitola Maria Recupero della Pescheria (Vanda).

 

Chiara, voglio discorrere con te non soltanto del tuo ultimo romanzo (ne parleremo pure, certo), quello che in genere quando intervisto un autore mi interessa ancor prima delle opere è il percorso attraverso il quale è arrivato a dedicare gran parte del proprio tempo a scrivere. I percorsi, per quel che ho potuto constatare, sono i più diversi. Come diverse sono le scritture che quotidianamente anche chi non è scrittore sperimenta: si scrive per lavoro, si scrive per esigenze burocratiche, si scrive ormai per comunicare all’interno delle relazioni umane (molto più di una volta, forse: mail, messaggi di varia natura). Ma scrivere narrativa è, ovviamente, una cosa differente. Per te quando è arrivata la voglia di scrivere un romanzo? E dopo la prima pubblicazione pensavi già che avresti proseguito?

Sin da piccola amavo sognare e raccontarmi storie. Il gusto della narrazione lo devo alla mia nonna paterna, Pippa, e alle favole che ascoltavo rapita (molte, ho scoperto anni dopo, erano di Capuana).

Ho cominciato a scrivere per caso ed è stata subito una passione travolgente. Non ho vizi particolari, ma sono totalmente dipendente dalla scrittura. Non riesco a smettere!!!  Collaboravo come lettrice prima e traduttrice poi con importanti case editrici quando mi è stato proposto di cimentarmi nella scrittura. Si trattava di una nuova collana rosa per la Mondadori e ho accettato subito. Con molta incoscienza, direi. Dopo avere detto sì, ho realizzato che avrei dovuto scrivere almeno duecento pagine e ho avuto un attacco di panico! In ogni caso, sapevo che avrei continuato a scrivere: quando lo faccio sono felice.

 

Che tipo di scrittrice sei? Metodica, estemporanea? Dedichi ogni giorno qualche scampolo di tempo alla scrittura? Pianifichi la trama in anticipo o segui un’ispirazione che man mano ti illumina la strada?

Mi piacerebbe essere metodica, ma è contro la mia natura. Sono mentalmente disordinata, ovvero potrei anche dire che ho un ordine mio. Scrivo quando ho tempo e sento di non potere rimandare, per questo mi piace scrivere quando ho già un contratto che obbliga a tempi certi!! Ciò non toglie che io pensi alla mia storia tutto il giorno, qualsiasi cosa io faccia.

In genere so bene sin da subito come inizia e come finisce una storia: quello che c’è in mezzo non è così chiaro. Spesso dipende dai personaggi che faccio agire.

 

E veniamo a Maria Recupero della Pescheria. La protagonista è una donna sanguigna, una popolana che deve affrontare suo malgrado situazioni difficili. E lo fa con grande coraggio e determinazione. Il romanzo, ambientato a Catania (che «più tempo passa e più bella si fa», secondo un vecchio detto che costituisce il titolo del settimo capitolo), comincia con un parto e finisce con la rivelazione di Sasai, figlia di Maria (che di figli ne ha sei, cinque femmine e un maschio), di essere incinta. La maternità, la forza e il coraggio delle donne, il fluire della vita: la scelta dell’ambientazione catanese, per raccontare la storia di una donna come Maria, è di natura solo affettiva o ha qualche ulteriore significato?

Maria Recupero della Pescheria è l’unico mio romanzo autobiografico, nel senso che vi si ritrovano i colori, gli odori e gli umori della mia città, Catania. Da tempo cercavo il modo per raccontare la città in quel periodo storico, gli anni ‘60. E nello stesso tempo volevo raccontare alle giovani donne come si viveva prima del referendum sul divorzio, di quello sull’aborto e del nuovo diritto di famiglia del ’75. Mi sono accorta di quanto diano per scontato il loro modo di vivere e non avvertono il pericolo di perdere tutto, ma noi donne  della generazione precedente sappiamo che sono state frutto di lotte e sofferenze. Maria inoltre rappresenta tutte le donne che ho conosciuto e amato, donne della mia terra che hanno sempre contato molto, a dispetto dei luoghi comuni. Negli anni ‘60 lo stereotipo del maschio siciliano lo voleva padrone assoluto della famiglia. La mia esperienza personale invece ha sperimentato un’altra realtà. In casa, a tavola, nel letto, le donne siciliane hanno sempre mosso i fili dei loro mariti, figli, fratelli…

Infine volevo raccontare l’ottimismo degli anni 60, la certezza che il domani sarebbe stato migliore del presente, e l’allegria che pervade la mia storia unita allo spirito caustico dei catanesi, soprattutto non borghesi, è la stessa di quegli anni. Penso ai miei figli e mi dispiace debbano vivere in un’epoca senza speranze, in cui l’unica certezza è che staremo peggio di quanto non stiamo oggi. Comunque Maria in realtà esiste: come spesso accade il personaggio prende a vivere di vita sua e ama parlare. Se si vuole andare a curiosare su FB c’è una pagina tutta sua: “MARIA RECUPERO DELLA PESCHERIA”. Ne dice di cotte e di crude: provare per credere!!!

 

Cosa ami leggere? Ci sono autori e opere che consideri fondamentali nella tua formazione e dai quali ti senti in qualche modo influenzata nella scrittura?

Tantissimi!!! A cominciare da Manzoni e i suoi Promessi sposi. Tomasi di Lampedusa con Il gattopardo, Via col vento della Mitchell, La suora giovane di Arpino, I vecchi e i giovani di Pirandello, Furore di Steinbeck, Il giovane Holden di Salinger, Céline con Viaggio al termine della notte e naturalmente l’Odissea. Tra gli autori di oggi mi piace molto la Rowling con la saga di Henry Potter e la James con Cinquanta sfumature di… , La sovrana lettrice di A. Bennet… e tanti altri.

Di crisi dell’editoria si parla da anni. Si legge poco, si scrive molto. Una tua opinione in proposito?

Non so se si legge poco, forse si comprano meno libri. Molti scrivono, ma pochi pubblicano e questo è un problema. Purtroppo la crisi mette le case editrici nella condizione di puntare tutto su nomi già affermati e questo a scapito di nuovi scrittori. Forse abbiamo un futuro premio Nobel della letteratura tra i nostri giovani, ma nessuno si sente di rischiare. Questo è un grosso problema. Se molti scrivono è una buona notizia, vuol dire che le parole hanno conservato il loro fascino in una società visiva come la nostra.

 

Ti va di parlare dei progetti letterari che hai in cantiere?

A proposito di scrivere… naturalmente ho già in cantiere una nuova storia. Un grande amore, due donne protagoniste, il tutto ambientato ai giorni nostri. Spero di farvi piangere e ridere, di commuovervi fino alle lacrime, e farvi sprofondare nel fuoco della passione…

 

Grazie, Chiara, per il tuo tempo e le tue risposte.

Lia Messina

13 dicembre 2014

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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