Libri e dintorni

Rosalia Messina

Bruno Morchio, autore di noir ambientati a Genova, ”una città straordinaria che è stata cantata da poeti e cantautori, ma non raccontata”

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Bruno Morchio, genovese, psicoterapeuta, scrive romanzi del genere noir mediterraneo.

 

Ho stabilito un contatto con l’autore che intervisto oggi su Facebook. Mi ha risposto dopo qualche ora, scusandosi: era andato a pescare − ha scritto − senza portare il cellulare con sé. E mi viene quindi naturale chiedergli se, accanto alla scrittura e alla pesca, Bruno Morchio coltivi altre passioni. E se lasciare il cellulare a casa costituisca una scelta di libertà (per la quale nutrirei sconfinata ammirazione) o semplice dimenticanza (ma forse anche dimenticare rappresenta una fuga inconscia dalla tirannia della reperibilità ininterrotta).

Dipende dalle circostanze: ci sono momenti in cui posso permettermelo e altri in cui non posso farlo. Una volta sistemate le cose più urgenti, liberarmi per qualche ora della schiavitù della reperibilità coatta mi rende un senso di  libertà impagabile. Non è nostalgia per le vecchie cabine telefoniche a gettone, semplicemente il bisogno di rimanere da solo per qualche tempo. La solitudine che si prova in mare è un’esperienza difficile da descrivere: non è vuoto e non si fa sentire come mancanza, ma tutto il contrario. È piuttosto un senso di pienezza, di completezza.

Quanto alle altre passioni: la musica classica, una passione che mi ha trasmesso mio padre. In particolare Mozart, Beethoven, Bach e Brahms, e segnatamente i concerti per pianoforte. Per conto mio ho scoperto la musica barocca e oggi ascolto spesso autori come Telemann, Haendel e con grande amore Corelli. E inoltre  i viaggi e la buona tavola.

 

Quando e come è nata la sua vocazione letteraria?

L’amore per la letteratura è una passione antica (laurea in lettere con Edoardo Sanguineti nel 1979), la scrittura narrativa un azzardo piuttosto recente. Nel 1999, durante la mia seconda analisi, ho deciso di provare a scrivere un romanzo e ho scelto il genere noir perché mi piaceva e perché ritenevo (a ragione) che avrei avuto più chance di essere pubblicato.

 

Ho intervistato altri psicoterapeuti che si dedicano alla narrativa e ho sempre trovato le loro risposte interessanti ed esaurienti. Anche a Bruno Morchio chiedo il suo pensiero sui rapporti tra la professione che svolge e la vena creativa che esprime nei suoi romanzi.

C’è un rapporto profondo, legato alla qualità delle relazioni che si instaurano nel lavoro con i pazienti. Tuttavia nella scrittura il materiale, le intuizioni, le idee arrivano da un sapere per gran parte inconscio. Non utilizzo le mie conoscenze professionali a tavolino, ma attingo a piene mani da quella esperienza in quanto esperienza di vita.

 

Il genere letterario da lei più frequentato è il noir di ambientazione genovese, pervaso dalle atmosfere dei quartieri più pittoreschi della sua città. In fondo − come si dice talvolta nelle recensioni − è Genova la vera protagonista delle sue storie. Giusto per concedersi un momento di gioco, riesce a immaginare l’investigatore Bacci Pagano in un’altra collocazione geografica (non soltanto facendolo viaggiare da Genova verso altre destinazioni)?

Si scrive di ciò che si ama (o si odia) e comunque di ciò che si conosce bene. Ho ambientato un mio romanzo in una zona della Sardegna che frequento da oltre vent’anni. In uno dei prossimi comparirà la campagna toscana, anch’essa impressa nella mia memoria affettiva, perché da anni vado nel senese dove ho una cerchia di amici che mi sono molto cari. La scelta di raccontare Genova nasce da questo radicamento profondo nella città e nei suoi diversi ambienti. Credo che Genova sia una città straordinaria che è stata cantata da poeti e cantautori, ma non raccontata. E sono contento di averlo fatto.

 

Una domanda che faccio sempre agli autori riguarda il loro modo di scrivere. Le chiedo quindi se si dedica ai suoi personaggi e alle loro vicende con metodo, seguendo ritmi costanti, oppure in modo discontinuo, frammentario.

Quando comincio un romanzo, scrivo sistematicamente durante il weekend e spesso usando anche giornate di ferie. La scrittura per me ha bisogno di silenzio (o musica), concentrazione, continuità. Non riuscirei a scrivere qualcosa di buono “quando capita”.

 

Cosa legge Bruno Morchio? C’è un autore che può definire per lei di culto, ci sono opere senza le quali potrebbe essere stato un uomo e uno scrittore diverso da quello che è?

Ci sono molti scrittori “di culto”, i miei maestri nel genere noir: Chandler, Scerbanenco, Vazquez Montalban, Izzo, Banville. Ma leggo e rileggo autori italiani e stranieri dell’Otto-Novecento che per me sono imprescindibili per chiunque si dedichi alla scrittura: uno per tutti è Dostoevskij.

 

Editori, editor, agenti: un mondo difficile ma anche − credo − interessante. Ho letto nelle biografie in rete che gli inizi sono stati per lei avventurosi. Come si muove, raggiunta la notorietà, in questo mondo? Trova faticosa questa parte dell’attività letteraria? Con che stato d’animo vive la promozione delle sue opere, le interviste, le presentazioni?

Con tranquillità, e non lo dico per “tirarmela”. Non sono tra quelli che si lamentano perché la casa editrice non promuove abbastanza, o che si indignano se non trovano i propri libri nell’autogrill. L’incontro con i lettori è sempre molto interessante, anche se talvolta diventa faticoso. Qualche volta mi capita ancora di fare molti chilometri per vendere una o due copie e parlare davanti a dieci persone, ma lo faccio ugualmente e tendo a dirmi che se la gente non mi conosce sarà un problema mio. Altre volte la vita ti porta a non avere voglia di muoverti, incontrare il pubblico, fare promozione. Succede anche questo. In ogni caso, il momento decisivo è sempre quello in cui tu, da solo, davanti allo schermo del computer, cominci a scrivere qualcosa di nuovo. Quella è l’esperienza che conta: l’esercizio artigianale della scrittura. Personalmente non invidio chi vende molto, invidio chi scrive bene.

 

A cosa sta lavorando adesso?

Ho terminato l’ultimo romanzo di Bacci Pagano, che uscirà il 25 settembre col titolo “Un conto aperto con la morte”; a ottobre uscirà un racconto noir, “Odissea Blues. L’ultimo viaggio di Ulisse” in una raccolta intitolata “I semi del male”. Attualmente sto lavorando a un romanzo con un nuovo personaggio, una spy story ambientata tra la Toscana e la mia città.

 

Grazie per il suo tempo e le sue risposte.

 

Rosalia Messina

20 settembre 2014

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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