Libri e dintorni

Rosalia Messina

”Bella era bella, morta era morta”, la prudenza diventa indifferenza nell’ultimo romanzo di Rosa Mogliasso

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Rosa Mogliasso vive a Torino. È autrice di polizieschi di ambientazione torinese la cui protagonista è il commissario Barbara Gillo.

 

Ciao, Rosa. Ti passo subito la parola per darti modo di presentarti brevemente ai lettori di questa rubrica. Nascita della vocazione letteraria, eventuali difficoltà iniziali, una serie di pubblicazioni e adesso il tuo ultimo romanzo, Bella era bella, morta era morta (NN Edizioni, collana Viceversa). Ed è proprio su questo progetto che ti invito a concentrarti dopo avere soddisfatto l’insana curiosità dei lettori sul tuo percorso; del romanzo parleremo subito dopo.

Nel 2008, presa dal furor dell’adesso o mai più ho scritto L’assassino qualcosa lascia, il libro è stato pubblicato da Salani nel 2009 e nel 2010 ha vinto la Selezione Bancarella, insomma, diciamo che difficoltà iniziali non ne ho avute. Il peggio è venuto dopo, quando ho scoperto il magico mondo della promozione e delle presentazioni. Perché io avevo scritto per timidezza, se vogliamo anche per vigliaccheria: raccontare delle storie, nella solitudine della tua cucina, e non metterci la faccia. Poi ho scoperto che non solo ci dovevi mettere la faccia (foto) ma anche la parola detta (interviste), insomma che ti dovevi presentare e, aiuto, argomentare. Questo è stato difficile. Molto.

La collana di NN Viceversa è tutta dedicata a vizi e virtù. 

 

La trama di Bella era bella, morta era morta ruota tutta intorno al cadavere di una giovane donna elegante che diverse persone trovano in modo accidentale in riva al fiume (il Po, la storia è ambientata a Torino). Personaggi assai diversi fra loro per carattere, estrazione sociale, età, esperienze, reagiscono però tutti nello stesso modo (anche se non per le stesse ragioni): si allontanano e in ogni caso non avvertono la polizia. Jacopo e Valentina, due giovanissimi innamorati fra i quali l’episodio scatena una crisi; Carlotta, egocentrica e mondana, che fa la macabra scoperta mentre sta passeggiando con il cane; un matto innocuo perso nelle sue visioni; Alfonso, il cui fidanzato anaffettivo e profittatore si trova in carcere. Qual è il filo conduttore che lega le storie di tutte le persone che si imbattono nel cadavere e se ne allontanano? Il finale che giunge inaspettato naturalmente non lo sveliamo.

Il filo conduttore di Bella era bella, morta era morta è la prudenza, la cautela verso di sé, verso la tutela del proprio meschino particolare; in poche e scarne parole: il non voler essere coinvolti. La prudenza che si fa indifferenza. La prudenza che si fa peccato. Nell’iconografia classica la Prudenza è spesso raffigurata come donna che tiene in mano un serpente (la vita) e uno specchio (conosci te stesso); diciamo che nel mio racconto i personaggi si guardano bene dal rispettare entrambi i parametri e danno il giro.

 

Il tuo pubblico vorrà sapere però se è in arrivo un’altra avventura di Barbara Gillo, la bella investigatrice intorno alla quale costruisci trame in cui si intrecciano indagini e vicende sentimentali. Parliamo un po’ di lei e dei tuoi progetti in proposito?

Nel 2015 ho portato Barbara Gillo in teatro: L’assassino qualcosa lascia e L’amore si nutre di amore, con la regia di quel genio di Davide Livermore; esperienza straordinaria, il pubblico che rideva alle lacrime. Bello. Impagabile. L’anno prossimo scriverò la riduzione di La felicità è un muscolo volontario e poi sarà la volta di Chi bacia e chi viene baciato. Insomma, mi sono fatta prendere dalle maratone teatrali,distraendomi dalla scrittura del romanzo vero e proprio. Ovvio che ci sto pensando, ma non posso anticipare ancora nulla. E il mistero s’infittisce…

 

La domanda di prammatica sulle letture, però con una formula un po’ diversa dal solito: cosa stai leggendo al momento, o cosa ti accingi a leggere?

Ho appena finito (ieri sera) Il figlio di Philip Meyer, di lui avevo già letto e amato Ruggine americana, la sua è una scrittura documentata e appassionante. Mi accingo a rileggere, sottolineo ri-leggere, Il cardellino. Come avrete capito amo gli americani, infatti mentre ci sono vorrei consigliare di Ben Fountain: È il tuo giorno Billy Lynn, intelligente da togliere il fiato.

 

Grazie, Rosa, per il tuo tempo e le tue risposte.

 

Rosalia Messina

 

27 giugno 2015
 
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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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