Libri e dintorni

Rosalia Messina

Anna Segre, la scrittura come necessità

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Anna Segre, medico psicoterapeuta, è autrice, fra l’altro, di ‘Monologhi di poi‘ (Manni Editore) e di ‘Lezioni di sesso per donne sentimentali‘ (Coniglio Editore).

 

Anna, quando è nata la tua vocazione letteraria?

Non avendo la capacità di disegnare, l’intima necessità di dire quello che vedo ha trovato la via della scrittura. Da subito: Sabina, la mia compagna di banco di prima elementare, disegnava da dio. Io le correvo dietro con le parole…

 

E quanto la tua professione influenza la tua scrittura? Per esempio, quanto materiale ti ha fornito, se te ne ha fornito, per i racconti di Lezioni di sesso per donne sentimentali?

La mia professione è facilitata dalla ginnastica di esprimermi, quindi è il contrario: la scrittura  influenza la professione. Lezioni di sesso è stato scritto quasi tutto prima che io svolgessi la mia attività di psicoterapeuta: nulla di quello che ho scritto ha preso spunto dalle vite dei pazienti… Piuttosto mi sono successe tante di quelle traversie emotive, che lezioni di sesso è sgorgato naturale dal mio quotidiano…

 

Nei Monologhi di poi sessantuno personaggi fanno i conti con la loro esistenza, in una raccolta di epitaffi che ricorda i morti sulla collina di Edgar Lee Masters. La vita e la morte non sono temi di poco conto e in fondo, a me sembra, sempre di questo scriviamo, qualunque sia poi la sequenza di fatti che narriamo. Tu cosa ne pensi?

L’explicit di una vita è la sfida. E la sintesi mi dà una soddisfazione da distillatrice di whisky durante il proibizionismo, mi sembra di mettere il silenzio nel discorso, è come prendere fiato e dire comunque qualcosa, da pochissime parole l’intero.

 

Sei una scrittrice metodica e rubi al tuo riposo il tempo che dedichi alla scrittura? O è la scrittura, il tuo riposo? O è un travaglio, come dicono alcuni autori?

La scrittura è una necessità. Si spera nella capacità. Si prega per un talento anche scarso. Ci si applica sulla continuità: senza esercizio, anche la penna più felice non arriva a nulla.

 

Cosa legge Anna Segre? Quali autori e opere hanno segnato la tua formazione?

La lettura è tutto. Poi, alla fine, vorrei, desidererei, scrivere qualcosa che amerei leggere.

Astrid Lindgren, Pippi calzelunghe

Lee Masters, come hai giustamente indovinato

Israel Singer, I fratelli Ashkenazi

Chaim Potok, ogni libro che ha scritto

Wislawa Szymborska, ogni sua opera

 Bukowsky, ogni sua parola

Potrei continuare molto a lungo, la mia formazione è costante, sono difettosa e ho sempre bisogno di esercizio…

 

Con Gloria Pavoncello hai scritto Judenrampe (Elliott editore), una raccolta di testimonianze di sopravvissuti ai lager. Com’è stata l’esperienza della scrittura a quattro mani? Il materiale di questo libro è di forte impatto emotivo; se ti va, puoi raccontarci qualcosa del periodo in cui l’opera è stata scritta?

Scrivere Judenrampe. Ho dovuto chiedere a un collega di seguirmi durante la stesura, perché le cognizioni precedenti (malgrado sia io che Gloria Pavoncello avessimo letto molto sull’argomento, Levi, Wiesel, Wiesenthal, Bruck, e conoscessimo la storia) sono state fondamentalmente cambiate. La testimonianza diretta, con i particolari trafittivi insopportabili, aggiungeva conoscenza inaspettata. Era come assumere un veleno a rilascio lento. Gloria non dormiva più, i gruppi di bambini in gita ci facevano venire l’angoscia, io ero troppo spesso sovrappensiero. Anche solo per occuparmi della verità su questo argomento, ho chiesto un aiuto terapeutico. Io ero il cavallo, scrivevo, osavo, provavo a definire. Gloria era il fantino, con le ginocchia strette sui miei fianchi e le redini delle informazioni precise e delle parole inequivocabili tirate: ogni parola ha subìto il suo vaglio ossessivo. Eravamo (e siamo!) complementari, senza la sua precisione non ci sarebbe stata dignità storica nel testo, senza la mia penna non ci sarebbero state poesia e interpretazione. E viceversa…

 

A cosa sai lavorando adesso?

Ora sto lavorando sui figli della Shoah. Auschwitz continua a far danni e uccidere.

 

Grazie per il tuo tempo e le tue risposte.

 

Rosalia Messina

13 settembre 2014

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Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

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