Libri e dintorni

Rosalia Messina

Alessandro Perissinotto, il passaggio dalla creatività alla creazione è tutta questione di tecnica

28082014111457_sm_8710

Alessandro Perissinotto, scrittore torinese (sito ufficiale www.alessandroperissinotto.it), editorialista per Il Mattino di Napoli e per La Stampa di Torino, è autore di polizieschi e noir − tradotti in numerosi paesi europei e in Giappone −  che hanno conseguito premi importanti. La sua ultima opera, Le colpe dei padri (Piemme 2013), classificatosi secondo al Premio Strega 2013, ha vinto il Premio Sila 2013 e il Premio Peradotto 2013).

 

Il percorso attraverso il quale si diventa scrittori è sempre interessante. Ci vuole parlare del suo? Riesce a individuare un momento in cui ha capito che il piacere di scrivere, di inventare storie, avrebbe impresso una direzione alla sua vita?

La svolta è arrivata il giorno in cui Elvira Sellerio mi ha telefonato e mi ha detto: «Si ricorda che lei tre anni fa ci ha mandato un romanzo in lettura? Bene, se il romanzo è ancora inedito noi lo pubblicheremmo. Lo avremmo già pubblicato tre anni fa, ma l’avevo perduto, poi oggi, ripulendo un magazzino l’ho ritrovato…».

 

Lei ha scritto, mi sembra di poter dire, tre generi di romanzi: i polizieschi, i noir, i romanzi di denuncia sociale (con venature noir). Si tratta di un’evoluzione conclusa o tornerà a scrivere polizieschi e noir puri? O altro ancora?

Il noir mi affascina sempre, può darsi che un giorno torni a scriverne. Al momento però ho altri romanzi in cantiere e non sono noir.

 

Parliamo del suo rapporto con la lettura. In genere chi scrive è anche lettore appassionato. Cosa le piace leggere? Ci sono autori e opere che hanno segnato in modo particolare la sua formazione?

L’argomento ‘lettura’ per uno scrittore è come l’argomento ‘mare’ per un pescatore: infinito. Dunque mi limito a qualche nome, a qualche autore che ha contribuito a fare di me ciò che sono: Primo Levi, George Simenon, Truman Capote, Alessandro Manzoni, Camilo José Cela, Luigi Meneghello…

 

Fra i suoi interessi c’è anche l’insegnamento della scrittura creativa; ha pure scritto un manuale, Gli attrezzi del narratore (Rizzoli, 2005). Che utilità possono avere i non pochi corsi che fioriscono in tutte le città e anche on line, nonché i manuali che spiegano come si costruisce una storia?

La vera utilità dei corsi di scrittura è quella di dimostrare che per scrivere ci vuole creatività (e quella non si insegna) e tecnica (e quella si insegna): il passaggio dalla creatività alla creazione è tutta questione di tecnica. Ovviamente ci sono corsi buoni e corsi pessimi, manuali efficaci e manuali inutili. Nel mio Gli attrezzi del narratore non fornisco la ricetta per costruire una storia, perché quella ricetta non esiste; esamino piuttosto sul piano pratico e su quello teorico (con una marcata attenzione allo strutturalismo) i problemi che si pongono nel corso della scrittura e, naturalmente, le possibili soluzioni.

 

I suoi libri hanno spesso conseguito premi importanti. Ma nell’immaginario collettivo il premio dei premi resta lo Strega, e lei è andato molto vicino alla vittoria, l’anno scorso, con il romanzo Le colpe dei padri, la storia di Guido Marchisio, spietato dirigente di una multinazionale in tempi di recessione, agitazione sindacale e licenziamenti, e della crisi innescata dalla scoperta improvvisa di un periodo infantile del quale non ricorda nulla. Ma secondo lei lo Strega è davvero il premio dei premi?

I premi sono come una festa che attira l’attenzione del pubblico sul mondo dei libri; in questo senso lo Strega rimane il premio dei premi. Ovviamente, ogni festa ha le sue regole, i suoi compromessi, le sue logiche: nessun premio sancisce un valore letterario assoluto.

 

Il suo rapporto con la rete e con la tecnologia com’è? Le considera necessarie ma non le ama? Non potrebbe fare a meno? Le utilizza quel tanto che basta?

Ho costruito il mio primo elaboratore nel 1979, a 15 anni; si chiamava AMICO2000 (http://www.computerhistory.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=155&Itemid=96). Il mio primo insegnamento all’università è stato quello di Editoria Multimediale: direi che questo basta a chiarire il mio rapporto con la tecnologia.

 

A cosa sta lavorando adesso?

Ho appena terminato un romanzo che si intitola Coordinate d’oriente. È la storia di un ingegnere italiano che cerca di realizzare un ambizioso progetto a Shanghai. Uscirà il 14 ottobre per PIEMME.

 

Grazie per il suo tempo e le sue risposte.

Rosalia Messina

30 agosto 2014
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Tags

Rosalia Messina

Sono nata a Palermo nel 1955. Vivo, lavoro e scrivo tra Bologna, Firenze e Catania. Giurista insoddisfatta della prosa in “giuridichese”, mi salvo la vita scrivendo narrativa: tanti racconti, alcuni riuniti in una raccolta, “Prima dell’alba e subito dopo”, Perronelab 2010, i romanzi “Più avanti di qualche passo” (Città del sole edizioni), che da inedito aveva vinto il premio “Angelo Musco” 2012 e, come narrativa edita, ha vinto il premio “Città di Reggio Emilia” 2013), “Marmellata d’arance” (Edizioni Arianna 2013) e “Gli anni d’argento” (Algra Editore 2014), “Morivamo di freddo” (pubblicato in digitale da Durango Edizioni nel 2016, prossimamente edito in cartaceo dalla stessa casa editrice) e il libro per bambini “Favole a colori” (Algra Editore 2015, prossimamente anche in digitale). Credo nella condivisione e nelle possibilità che offre la rete; pubblico su LetteraTu le “Citazioni della domenica” e, di tanto in tanto, anche altro, come per esempio le interviste in “Ritratto di lettore”; su Libreriamo curo la rubrica “Libri e dintorni“, nata sulle ceneri de “La parola all’autore” e infine in rete si trova anche un mio blog – http://rosaliamessina.blogspot.it/ – per il quale spero sempre di trovare più tempo. Ma sotto le quattro ore di sonno non posso andare…

Utenti online